Il Santo
cosimo è tornato.
il suo lungo peregrinare per il mondo si è concluso improvvisamente. prima o poi sarebbe tornato, questo lo aveva detto anche lui, ma io, come tanti altri, ci aspettavamo un viaggio di ritorno lungo e pieno di racconti. e invece eccolo qua, di botto.
cosimo l'ho visto ieri. è passato qui in ufficio, una sorta di pellegrinaggio al contrario. non so gli altri, ma io provavo un sentimento che rasentava la venerazione. come capita nei confronti di chi realizza un sogno. non riuscivo a smettere di fissarlo. grande cosimo.
ci ha raccontato un po' di cose, come sua madre che, non sapendo nulla, dice "toh! ma guarda un po' come assomiglia a i' mi' figliolo quello lì fori da' i' negozio!". poi capisce, e scoppia in lacrime.
cosimo è tornato.
come ha detto lorenzo, c'è quasi un po' di delusione. ma in fondo va bene così. la mia delusione è solo figlia dell'egoismo. il pensiero fisso, che si è concretizzato nel momento dell'incontro, è stato "e adesso chi mi farà sognare?". ma ovviamente cosimo non ha doveri se non verso sé stesso. se ha scelto di tornare, è perché aveva bisogno di tornare. forse un giorno ripartirà. per andare chissà dove, e farci desiderare, una volta ancora, di partire anche noi, senza pensieri, "un bicchiere per bere forte, e un bicchiere per bere piano, un sorriso per difenderti, e un passaporto per andare via lontano".
non so...non riesco a spiegare...è così strano. o forse è molto semplice...cosimo a giro mi mancherà.
grazie cosimo.
http://www.cosimoagiro.it
I don't care if Monday's blue...
It's friiiiiiiidaaaaaayyyyyyyyyyy...I'm in looooooveeeeeeeee...
Magari.
Mi risuonano i Cure in cuffia.
It's friday, I'm in love.
Tanto per cominciare oggi è mercoledì.
Il giro di boa. Come si dice...s'è svoltato. La settimana lavorativa adesso è in tutta in discesa.
Lasciamo perdere poi la questione "I'm in love". La primavera, cominciata ormai quando io ancora speravo di fare un paio di discese in neve fresca, si sta facendo sentire prepotentemente.
Quindi più che in love, diciamo che, "I'm in the mood for love".
Ovvero son predisposto all'ammore. Ci ho le potenzialità.
Questo mi riporta alla mente le lezioni di Fisica I all'università. In particolare la "Legge di conservazione dell'energia meccanica", che recita... "In presenza di un campo di forze conservativo, la somma di energia potenziale ed energia cinetica rimane costante".
Quindi, considerato l'ufficio un campo di forze conservativo, in presenza di energia cinetica = 0, se ne deduce che, causa anche lo sbocciare dei fiori, il sole, le piacevoli temperature, io sono tutto energia potenziale.
Dovrei essere a cercare di trasformare tutta questa potenzialità inespressa, invece che stare in questo stanzone puzzolente...forse è il caso di aprire le finestre...
E mica parlo di fusione di organi riproduttivi. Seeee, capitolo chiuso quello. Ormai la massima espressione di energia cinetica per me significa rincorrere farfalle sui prati.
E allora...viva la primavera!!!
I nomi delle strade...
Stamani ho fatto una strada diversa dal solito per andare in ufficio.
Sono passato per i viali di Firenze, percorsi e ripercorsi migliaia di volte e, ad un certo punto, chissà perché, ho cercato nella testa il nome della strada che stavo percorrendo. Cioè, non avrei dovuto metterci molto, avrebbe dovuto essere un'informazione istantanea. E invece niente. Un classico vuoto di memoria.
Qualche momento di riflessione, il tempo di arrivare da un semaforo a quello successivo, ed ecco che le mie preoccupazioni per un alzheimer galoppante vengono sbaragliate dal ricordo improvviso di quel nome...Spartaco Lavagnini!!!!
E allora mi sono chiesto (dice, ma si può sapere a cosa cazzo pensi mentre guidi?), ma chi cavolo era Spartaco Lavagnini? Voglio dire, via Cavour, Piazzale Michelangelo, Piazza Savonarola, bene o male si sa di chi stiamo parlando. Ma Spartaco Lavagnini...e come lui tanti altri. Ogni tanto mi viene da chiedermi cosa c'è dietro. Quali sono state le loro azioni, per arrivare ad avere una via a loro intitolata.
Ed ecco che, dopo una breve ricerca su internet, scopro quanto segue...
"Ferroviere, divenne sindacalista e membro del comitato esecutivo del Partito Socialista fiorentino. Aderì poi al Partito Comunista fin dalla sua nascita, nel 1921. Fondò e diresse il giornale L'Azione Comunista, che era ospitato nella sede del sindacato ferriovieri, in via Taddea. Qui una squadra fascista uccise un uomo disarmato, temendo l'alto carisma di cui godeva presso i lavoratori."
Direi che non c'è niente da aggiungere.
Involuzione di un rider
Succede che quando uno parte per una zingarata, non sempre è tecnicamente pronto ad affrontarla. Il fatto è che tutto il mio materiale da snowboard è su all'Abetone. Quindi entra in gioco prepotentemente la cosiddetta arte d'arrangiarsi.
Ed ecco che improvvisamente ti trovi regredito di diverse stagioni.
1) Guanti "aspetta e spera". Aspetta poco che si bagnino, e spera molto che si asciughino.
2) Cappellino Qwest, che non è una marca di articoli sportivi, ma un internet provider americano che l'ha generosamente donato come gadget durante la mia trasferta a Chicago
3) Giacca. E basta. L'unico elemento tecnicamente decente di tutto l'insieme.
4) Pantaloni 5000. Non nel senso dei mm d'acqua di tenuta, ma del loro valore commerciale (in lire). Andavano di moda quando Bon Jovi cantava "Bad medicine". Grazie Luca per avermeli prestati. Meglio che presentarsi in mutande.
5) Tavola e attacchi a noleggio "Revolution 1789". Ovvero fatti con avanzi delle porte e dei cardini della Bastiglia.
6) Scarponi "a tempo". Di cartapesta. Garantiti per reggere 3 ore. Anche questi a noleggio. Dal 181esimo minuto in poi cominciano a dissolversi insieme con la dignità.
Ma è stata comunque una gran giornata di neve!
La zingarata (prima parte)
"Il bello della zingarata è proprio questo. La libertà, l'estro, il desiderio. Come l'amore. Nasce quando nasce, e quando non c'è più è inutile insistere, non c'è più." - Amici miei -
La zingarata nasce giovedì sera, con un sms di Stefano che butta là, tanto per gradire, la proposta di un w.e. in Dolomiti.
Inattesa, come si confà ad una vera zingarata.
Non ricordo bene il messaggio, ma era qualcosa tipo "che ne diresti di partire domani sera con il ClaIre ed andare in Val Gardena per un w.e. di neve e terme con sauna?".
NOTA: Il ClaIre è un camperino Westfalia California, col tetto rialzabile. Come questo più o meno.
Potevo dire di no? Potevo spegnere con un soffio il tenue lume delle aspettative del piccolo Stefanino?
Non potevo.
Pronti, partenza, via!
Tempo 4 ore e mezza e fermiamo la nostra casa con le ruote a Santa Cristina, nel parcheggio dell'ovovia che sale al Ciampinoi.
Mattina presto, sveglia, colazione "coicchéc'è", e via!
I 40 euri per il Dolomiti Superski (solo in Val Gardena 176km di piste), mi fanno riflettere sull'infamia dei 33 euri che pago all'Abetone (più o meno 50km di piste in tutto il comprensorio).
Stefano è motivatissimo. Obbiettivo...il Sellaronda!
Bruciamo una pista dopo l'altra, un impianto dopo l'altro. Buona neve (anche se a fine giornata diventa abbastanza un troiaio, soprattutto a fondo pista), poca gente, niente code. Solo il meteo particolarmente variabile, e la mia attrezzatura decisamente improvvisata, ci danno dei dispiaceri.
La linguina di Stefano invece mi dà qualche preoccupazione. Non vorrei che nottetempo tornassero a galla quegli istinti gay che albergano nel profondo del suo subconscio. :D
Comunque, i sogni di gloria sciistica di Stefano si infrangono più o meno intorno a mezzogiorno. Scesi dal Piz Boè al passo di Campolongo, l'ostacolo che si frappone fra noi e il successo si chiama "skilift".
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Ebbene sì, lo confesso, lo skilift è la mia bestia nera. Fatemi scendere le scale del campanile di Giotto con la tavola ai piedi e ci proverò, a costo di rompermi l'osso del collo (cioè, con la certezza di rompermi l'osso del collo).
Ma non chiedetemi di risalire con uno skilift. Prometto che la prossima stagione dedicherò una giornata intera (una settimana? un giorno? solamente un'ora?) solo a fare pratica di skilift.
Deviamo quindi dal Campolongo per il comprensorio di San Cassiano e La Villa, per poi ridiscendere, a tentoni e un po' preoccupati, in mezzo alla nebbia e ad una fitta nevicata, fino a Corvara.
E il divertimento continua. Passo Gardena, Selva, Ciampinoi, ed infine, le gambe a pezzi, l'arrivo a Santa Cristina. Con il sole che ormai, sconfitte definitivamente le nuvole maligne, rende brillante il meraviglioso panorama delle Dolomiti.
Il sabato sera si conclude con il trasferimento a Merano e la cena nella birreria annessa alla fabbrica della Forst, con il Gran Piatto del Mastro Birraio, e la giusta dose di birra. Poi la buonanotte nel parcheggio della fabbrica stessa.
Il racconto della domenica alle terme in un prossimo post...





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