baaalllls...baaalllllls...baaaallllls
è sempre la musica a fare da sottofondo.
e per fortuna che la nico mi ha prestato il suo lettore mp3. altrimenti credo che adesso starei percorrendo the green mile.
giiiiiirrrllls, giiiirrlls, giiiirls, cantavano i motley crue.
se fossi mogol cercherei qualche strana supercazzola tipo
"Il magazzino che contiene tante casse,
alcune nere alcune gialle alcune rosse
dovendo scegliere e studiare le mie mosse,
sono alle impasse".
ma un proletario "balls, balls, balls" credo renda meglio l'idea.
che palle, che palle, che palle.
questa è la sostanza.
qualcuno, prima di partire, mi diceva "boia deh! vai a chicago! che figata!"
e per quanto io obiettassi che non era certo un viaggio di piacere, la risposta non cambiava.
oh beh...ho ancora qualche giorno da passare qua, e magari riusciremo a finire il lavoro (certo, e magari moana pozzi è viva).
e chissà, forse prima della fine la barista del 33esimo piano deciderà di voler provare se è vero quanto sosteneva la maglietta di madonna. "italians do it better".
ma sta di fatto che, fino ad ora, c'è davvero poco di cui stare allegri.
la media sono 12 ore di lavoro in uno stanzone enorme, sotto la luce dei neon, e mangiando cose tipo "ali di pollo fritte nello strutto rivoltate in un ragguardevolmente vomitoso intruglio a base di ketchup e miele". (marsa, dovresti provarla una ricetta così) ;)
che posso dire...cercherò di godermi, come un bimbo, certe amenità un po' da turista idiota.
ad esempio il tappeto magico che, nell'ascensore dell'albergo, ti accoglie la mattina con un caloroso "good morning" e la sera con un confortante "good evening".

oppure una cena speciale al ristorante benihana.
carne e aragosta grigliate davanti ai propri occhi da un cuoco/giocoliere giappo.
(hey lucyblade! non ti hanno insegnato queste cose al corso di cucina?) :)
visto il conto, credo che stanotte in sogno mi apparirà il volto del nostro Imperatore che con la voce di Totò mi dirà "e iiioo paaaaagoooooooo!!!".
beh, sempre meglio che sognare di incontrare in corridoio la barista del 33esimo scarmigliata e con indosso solo una maglietta con su scritto "i love gentoo". (ok, perdonatemi, questa è una battuta solo per i colleghi di lavoro ;) ).
che posso dire...ripongo la mia fiducia nel weekend...
Fallin' down...
Insomma...è un po' una seghina mentale, ma mi sfruzzicava l'idea di conservare un ricordo della discesa in ascensore dalla Sears Tower.
E così...










Sweet home Chicago
beh...è presto per dirlo, ancora...
purtroppo il dover lavorare porta l'attenzione lontana dal vivere con gli occhi questa città, ma un pezzettino alla volta comincio a prendere contatto con ciò che mi circonda.
intanto ho preso coscienza che la mia camera d'albergo si trova al 32esimo piano. beh, è molto più in alto di qualsiasi camera potrei mai avere a firenze. a meno di non volermi fare una dormita nel saccoapelo in cima al cupolone.
se mi affaccio alla finestra cosa vedo? a voler essere cinici potrei vedere una gabbia fatta di colonne di cemento.
se ci penso un po' però mi rendo conto del fascino di questo "nuovo mondo" in cui sono precipitato.
poco distante uno skyscraper simile a quelli che un tempo costruivo con il lego è ancora illuminato come se in quelle stanze il lavoro proseguisse ad oltranza. intorno altri palazzoni, che quasi ti verrebbe voglia di salutare un volto apparso d'improvviso dietro un vetro. e forse mi metterei a fare a gara con le persone "ehi ciccio! io sono più in alto di te!"
si avvicina la finale del superbowl. per una fortunata coincidenza la trasferta si combina con la finale di uno degli sport più amati negli usa e, guarda un po', per la prima volta dopo molti anni i chicago bears sono giunti in finale.
vincent sottovoce dice che non crede molto in una vittoria dei bears, ma vincent viene dal new jersey, non penso gliene freghi granché se i bears vincono o no.
ma a chicago importa eccome!
percorrendo la "circonvallazione" con michael e gli altri basta guardarsi intorno per rendersene conto rapidamente. michigan avenue è illuminata come se fosse la vigilia di natale. le finestre dei grattacieli sono illuminate per annunciare a tutti "go bears!". scherzando mi dicono che qualcuno viene pagato 8 bucks l'ora per girare per gli uffici giusti, accendere le luci giuste, e comporre l'incitazione giusta.
certo, non è la cina di cosimo. forse per qualcosa è meglio, per molte cose probabilmente è peggio, ma ha un suo perché. ha un suo fascino. e comunque, è qualcosa che non capita di vedere tutti i giorni.
come non capita tutti i giorni di essere portati a bere un drink al 96esimo piano del john hancock center. per poi scendere a cenare al 95esimo.
la tromba dell'ascensore praticamente è una galleria del vento.
quello che si vede da lassù è brillante. è un paesaggio di blade runner pulito e non piovoso. è una nuova dimensione. è uno spreco immane di energia elettrica.
le sears towers (ma perché mai usano il plurale? a me sembra una sola), sono il rocco siffredi di chicago. è chiaro, indiscutibile, loro ce l'hanno più lungo di tutti.
ok, per favore, non biasimatemi, la ricchezza smisurata, il capitalismo, il consumo sfrenato, e tutto il peggio che appare in questa ostentazione di potenza. brutte bestie sì. ma se anche solo per un momento, quando l'ascensore si ferma, e uscendo, cammini verso le vetrate enormi, lasci da parte tutti questi pensieri, beh...non puoi fare proprio a meno di pensare che è davvero una gran figata!!!






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