Leaving Chicago ain't easy...
(...sì, occhei, sono già rientrato a Firenze, ma ci sono un po' di appunti che non avevo potuto postare...)
Leaving Chicago ain't easy...
Sembra strano sentirmi frullare questo pensiero in testa. Non lo è poi molto, se si considerano le circostanze.
Il lavoro è finito.
Quindi niente più stress, niente più 12 ore al giorno in una sala senza finestre a districarsi fra una merdazza e l'altra.
La temperatura è un po' salita. Questo rende più facile girare per la città. E poi sta nevicando. Adoro le metropoli imbiancate. Fa molto immagine di Chicago come avevo nella mia testa.
Girando, poi, cominci a prendere confidenza con le cose e le persone. Più che altro con certi atteggiamenti, comportamenti, regole non scritte.
Le commesse di Starbucks vicino all'albergo ormai mi riconoscono, dopo due settimane di Marble Loaf e Doppio (l'unico caffè vagamente accettabile).
Poi ormai ho acquisito un briciolo di scioltezza nel distribuire le mance, qui la consuetudine si è fatta praticamente obbligo. Appena arrivato ho passato almeno un paio di giorni ad interrogare i miei colleghi americani cercando di tenere a mente quanto, come e perché. Terrorizzato dall'idea di fare una figuraccia.
Mi dispiace partire. Un giorno e mezzo di libertà (e solitudine, beata, amata solitudine), hanno dato un briciolo di sapore vacanziero a questa trasferta.
Ed invece eccomi qua in aeroporto.
Chicago mi è piaciuta. Per quel poco che sono riuscito a vedere.
C'è un po' di tutto quello che ci si immagina. Ci sono tutti i Blues Brothers, c'è tutto E.R., e c'è un po' di quella America imparata nei telefilm. Il fumo che esce dai tombini lungo le strade. I tassisti che si fermano quando alzi il braccio. I grattacieli, è chiaro. Le costolette di maiale grigliate. I bicchieroni stracolmi di caffè che generalmente nei polizieschi finiscono rovesciati addosso a qualcuno alla partenza di un inseguimento o, in alternativa, lanciati nel più vicino cestino del sudicio (fra l'altro ho notato una certa carenza di cestini dei rifiuti).
Il ketchup ovunque. Le scalette metalliche di emergenza lungo le facciate dei palazzi. I tassisti araboindioafrolatinoamericani che ti parlano attraverso una finestrella nel vetro che li separa dal pericolo alle loro spalle.
E' tutto ovvio. Ma poi arrivi e ti rendi conto che ti affascina anche se è ovvio che l'avresti trovato.
Certo, magari con un po' più di tempo e di fortuna avrei potuto vedere inseguimenti micidiali, coccodrilli bianchi nelle fogne, vulcani che sgorgano nei giardini pubblici, un uomo vestito di rosso e blu che salta da un grattacielo all'altro appeso ad una ragnatela, ma forse mi andrà meglio la prossima volta.
I neri. Dice, grazie al cazzo, sei in america. Sì sì, è vero, ma qui non stanno a vendere asciugamani sulle spiagge o i fazzoletti di carta davanti al Goal Bar.
Lasciatemi spiegare...
La concierge del bar al pianterreno dell'albergo è nera. Tutte le persone addette alla sicurezza, dove lavoravamo, sono nere (qui si potrebbe aprire un'ampia parentesi sul fatto che tutti i lavori indesiderati dai bianchi sono ormai praticamente affidati quasi esclusivamente a neri, o sudamericani, ma lasciamo perdere). L'uomo d'affari è nero. Il giornalista è nero. E' grandioso! Non fraintendetemi, vi prego. Ma l'abitudine che ci si fa in Italia, no, non voglio generalizzare, l'abitudine a cui sono assuefatto io, in Italia, è quella di "no, no, grazie, non compro niente".
A volte con fastidio, a volte con compassione, a volte senza neanche una risposta. Ma resta sempre, secondo me, un approccio di subordinazione.
Spero che voi abbiate avuto, o abbiate cercato, l'opportunità di conoscere le persone di colore che vivono in Italia. Io, se devo essere sincero, no. Apparte un paio di rare eccezioni.
Qui ho percepito una sensazione diversa. E mi piace. Mah, tanto lo so che non riesco a spiegare per bene quello che voglio dire. Volevo solo dire che ho provato una sensazione di normalità che spero di riuscire a conservare.
Un po' alla volta posterò su Flickr le foto che ho fatto, soprattutto la domenica prima di partire.
La mitica metro sopraelevata (Loop)
Boia se passa vicina ai palazzi!!!
Il fagiolone del Millennium Park
E altro ancora.
Basta, per oggi mi sono un po' rotto le balle di scrivere.
Ricomincerò quando avrò appoggiato le chiappie sul mio divano. E dopo aver concesso alle mie gatte la dose di coccole che, mi auguro, stiano aspettando. anche se è più probabile che stiano aspettando il cibo.
(Oh! Boni! Non è che le ho lasciate due settimane senza mangiare eh! C'era chi si prendeva cura di loro).
Speriamo che non servano pesce in aereo.
"piove"..."la gatta non si muove"...





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