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Involuzione di un rider

di ciribo (05/03/2007 - 14:21)

Succede che quando uno parte per una zingarata, non sempre è tecnicamente pronto ad affrontarla. Il fatto è che tutto il mio materiale da snowboard è su all'Abetone. Quindi entra in gioco prepotentemente la cosiddetta arte d'arrangiarsi.

Ed ecco che improvvisamente ti trovi regredito di diverse stagioni.

1) Guanti "aspetta e spera". Aspetta poco che si bagnino, e spera molto che si asciughino.
2) Cappellino Qwest, che non è una marca di articoli sportivi, ma un internet provider americano che l'ha generosamente donato come gadget durante la mia trasferta a Chicago
3) Giacca. E basta. L'unico elemento tecnicamente decente di tutto l'insieme.
4) Pantaloni 5000. Non nel senso dei mm d'acqua di tenuta, ma del loro valore commerciale (in lire). Andavano di moda quando Bon Jovi cantava "Bad medicine". Grazie Luca per avermeli prestati. Meglio che presentarsi in mutande.
5) Tavola e attacchi a noleggio "Revolution 1789". Ovvero fatti con avanzi delle porte e dei cardini della Bastiglia.
6) Scarponi "a tempo". Di cartapesta. Garantiti per reggere 3 ore. Anche questi a noleggio. Dal 181esimo minuto in poi cominciano a dissolversi insieme con la dignità.

Ma è stata comunque una gran giornata di neve!

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La zingarata (prima parte)

di ciribo (05/03/2007 - 11:39)

"Il bello della zingarata è proprio questo. La libertà, l'estro, il desiderio. Come l'amore. Nasce quando nasce, e quando non c'è più è inutile insistere, non c'è più." - Amici miei -

La zingarata nasce giovedì sera, con un sms di Stefano che butta là, tanto per gradire, la proposta di un w.e. in Dolomiti.
Inattesa, come si confà ad una vera zingarata.
Non ricordo bene il messaggio, ma era qualcosa tipo "che ne diresti di partire domani sera con il ClaIre ed andare in Val Gardena per un w.e. di neve e terme con sauna?".
NOTA: Il ClaIre è un camperino Westfalia California, col tetto rialzabile. Come questo più o meno.
Potevo dire di no? Potevo spegnere con un soffio il tenue lume delle aspettative del piccolo Stefanino?
Non potevo.
Pronti, partenza, via!
Tempo 4 ore e mezza e fermiamo la nostra casa con le ruote a Santa Cristina, nel parcheggio dell'ovovia che sale al Ciampinoi.
Mattina presto, sveglia, colazione "coicchéc'è", e via!
I 40 euri per il Dolomiti Superski (solo in Val Gardena 176km di piste), mi fanno riflettere sull'infamia dei 33 euri che pago all'Abetone (più o meno 50km di piste in tutto il comprensorio).
Stefano è motivatissimo. Obbiettivo...il
Sellaronda!
Bruciamo una pista dopo l'altra, un impianto dopo l'altro. Buona neve (anche se a fine giornata diventa abbastanza un troiaio, soprattutto a fondo pista), poca gente, niente code. Solo il meteo particolarmente variabile, e la mia attrezzatura decisamente improvvisata, ci danno dei dispiaceri.
La linguina di Stefano invece mi dà qualche preoccupazione. Non vorrei che nottetempo tornassero a galla quegli istinti gay che albergano nel profondo del suo subconscio. :D
Comunque, i sogni di gloria sciistica di Stefano si infrangono più o meno intorno a mezzogiorno. Scesi dal Piz Boè al passo di Campolongo, l'ostacolo che si frappone fra noi e il successo si chiama "skilift".
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Ebbene sì, lo confesso, lo skilift è la mia bestia nera. Fatemi scendere le scale del campanile di Giotto con la tavola ai piedi e ci proverò, a costo di rompermi l'osso del collo (cioè, con la certezza di rompermi l'osso del collo).
Ma non chiedetemi di risalire con uno skilift. Prometto che la prossima stagione dedicherò una giornata intera (una settimana? un giorno? solamente un'ora?) solo a fare pratica di skilift.
Deviamo quindi dal Campolongo per il comprensorio di San Cassiano e La Villa, per poi ridiscendere, a tentoni e un po' preoccupati, in mezzo alla nebbia e ad una fitta nevicata, fino a Corvara.
E il divertimento continua. Passo Gardena, Selva, Ciampinoi, ed infine, le gambe a pezzi, l'arrivo a Santa Cristina. Con il sole che ormai, sconfitte definitivamente le nuvole maligne, rende brillante il meraviglioso panorama delle Dolomiti.












Il sabato sera si conclude con il trasferimento a Merano e la cena nella birreria annessa alla fabbrica della Forst, con il Gran Piatto del Mastro Birraio, e la giusta dose di birra. Poi la buonanotte nel parcheggio della fabbrica stessa.












Il racconto della domenica alle terme in un prossimo post...

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